Iniziai a lavorare su questo felino nei mesi invernali, proprio nel periodo degli amori, a detta delle guardia parco due belle Linci si erano appena accoppiate proprio nel territorio che stavo battendo io, trovando qua e la alcune tracce del loro passaggio.
Una Lince puo raggiungere i 25/30 kg di peso, lunga più di un metro puo saltare oltre i tre metri di altezza con i giusti appigli, ma queste cose si possono trovare scritte su un qualsiasi libro di fauna, io volevo documentare una frazione giornaliera di vita di un cucciolo.
Dopo circa un anno tornai sul posto nella speranza di ritrovare sia la coppia di linci, che un eventuale...cucciolo.
La femmina di Lince partorisce dopo quasi due mesi e mezzo dall'accoppiamento e se i miei calcoli erano giusti...forse avrei potuto trovare un cucciolotto di quasi un anno alle prese con i comportamenti e movimenti da osservare dalla madre.
Fu grande la sorpresa (vedi fortuna) che trovai tutto il nucleo al completo.
C'era ancora neve sul terreno e mi trovavo sdragliato a pancia in giù "nascosto" tra la vegetazione rimastaa temperature a volte vicine allo zero, le dite ogni tanto rimanevano attaccate al voluminoso e metallico 300mm e allora decisi di cambiare ottica inserendo un 80/200 f2,8 nel corpo macchina...
dandomi più libertà di azione se fosse successo qualcosa lungo il mio raggio d'azione...
e cosi fu...questa è una delle mie sequenze preferite, la mamma che mostra al piccolo tecniche di caccia e non da meno...
la delimitazione territoriale nei miei riguardi...forse perchè in testa avevo uno di quei cappelli peruviani con le orecchie lunghe...
forse gli sono piaciuto...
Pubblicai il servizio grazie alla notizia che la Lince si stava timidamente rintroducendo in Italia, senza non pochi problemi legati alla caccia indiscriminata e al bracconaggio dell'animale "Uomo"!






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Friday, October 27, 2006
Reportage - Lynx Lynx Lince Europea
Reportage - Proteus Anguinus
Erano mesi che volevo realizzare un servizio su questo strano animale, documentandomi con ricerche sul web, venni a scoprire che in Italia c'era un biospeleologo a Verona che oltre a studiare la bestiolina, ne aveva qualche esemplare nel suo laboratorio sotterraneo.
Chiamai il ricercatore, mi disse che purtroppo al momento non era possibile la realizzazione del servizio perchè i fondi con cui si finanziava la ricerca era stati tagliati e il laboratorio era rimasto senza corrente elettrica, mi disse che mi avrebbe fatto sapere qualcosa quando ci fosse stata la possibilità (vedi riallaccio energia elettrica)...
Dopo qualche mese, ricevetti la telefonata del biospeleologo, presi il primo treno per Verona e stando stretto con le spese mi ricordo che dormi proprio all'ostello sopra il laboratorio per pochi euro...
Dopo le foto in laboratorio andammo per alcune foto di riempimento in una grotta del veronese ricostruendo le fasi di ricerca di un biospeleologo...era la prima volta che mettevo piede in una grotta, ritornai a Roma con il fango nell'attrezzatura ovunque...
qualche mese più tardi riusci a far pubblicare il reportage non senza qualche sorpresa...non avrei mai pensato che la speleologia potesse diventare la mia attività in montagna principale...non ero mai stato in grotta....è stato amore a prima vista...
per la foto di doppia pagina
Nikon D100 105 micro flash su TTL con cavo sc 17 tenuto sopra illuminando il proteo dall'alto verso il basso...il Biospeleologo il Prof. Gianfranco Caoduro elemento del servizio mi ha dato una mano per le riprese..siamo diventati ottimi amici.
info sui lavori del Prof. Caoduro
http://www.biodiversityassociation.org/ http://www.rcvr.org/cittaepr/biolsott/main.htm

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Wednesday, October 25, 2006
Reportage - Gufo delle nevi

Vi ricordate il Film "Harry Potter e la pietra filosofale" del 2001, tratto da una serie di sette libri ideata dall'autrice Joanne Kathleen Rowling? Ebbene avevo una sequenza di immagini di Gufo delle Nevi (Nyctea Scandiaca), quale migliore occasione per proporre il servizio al photoeditor del giornale?
tempo qualche settimana il servizio usciva nel periodo natalizio proprio collegato al Film e al massiccio abuso di acquisti che bambini londinesi pretendevano dai loro genitori, ovvero, al posto del cagnolino i bambini in quel periodo richiedevano come regalo...un gufo delle nevi!
Non bisogna fermarsi al singolo e bello scatto, ma cercare di dare una storia/sequenza a cio che si fotografa, poi che ne venga tratto un reportage o venduta una singola foto è un altra storia...
La foto della doppia pagina è frutto di varie combinazioni tra cui lo stare disteso per alcune ore immobile in attesa che l'animale facesse la sua entrata...l'uso di un'ottica grandangolare ( nikkor 20mm f 2,8 afd )
messa a fuoco in manuale sfruttando quel poco di profondità di campo utile e lo scatto a raffica della mia Nikon F5...
...il gufo si è arrestato a circa 50 cm dal mio obiettivo...
Luca Cavallari www.trekdifferent.com
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Monday, October 23, 2006
Non hanno resistito...

Due carissime amiche e bravissime fotoreporter, Alessia e Alessandra
non hanno resistito....
alla fine del photocall del film "La gang del bosco" sono scattate in piedi e corse in direzione della tartaruga per una foto ricordo...
e dire che sono due fotografe....."toste"!
i siti delle due fotoreporter
Alessandra Benedetti http://homepage.mac.com/alessandrabenedetti/
Alessia Paradisi http://www.alessiaparadisi.com/
Nikon D100 ottica 80/200 a f3,3 e iso 800
Luca Cavallari www.skanpress.biz
Harrison Ford con omino

Prego...ora guardi di là!
Questo simpatico omino è stato presente ad ogni red carpet della festa del Cinema di Roma ed ha accompagnato tutti gli ospiti stranieri, indicandogli sempre con dovuta gentilezza e cortesia...cosa fare e dove andare...
mi sembra doveroso dedicargli una foto con l' Indiana Jones... Harrison ford...
sbalorditiva la sua calma e cortesia, indica anche dove deve salutare l'ospite....
Senza parole!
Nikon D100 ottica 80/200 f4 iso 400
Luca Cavallari
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Robert De Niro

E lui, se ne va via tutto tranquillo....
Abbiamo atteso la sua entrata per il red carpet accalcati nei nostri posticini che le pecore nella transumanza stanno più comode...implorato la pioggia di attendere qualche minuto prima di venire giù...
Robert De Niro scende dall'auto, si dirige con passo veloce verso il sindato Veltroni...nulla sono serviti i nostri richiami e fischi, si gira tre secondi, dico tre, alza la sua manuccia e insieme alla moglie Grace Hightower entra nella sala Sinopoli noncurante che 150 fotografi in postazione e in attesa da più ore aspettano di fare una foto decente come da programma...gli fischiamo da sopra.
Nikon D100 con ottica 80/200 f 4 autofocus e scatto su continuo iso 400
Luca Cavallari www.skanpress.biz
Monica Bellucci

Red carpet per Monica Bellucci al Roma Cinema Fest....
Invece di attendere il suo arrivo sotto di noi...ho cominciato a giocare...
sfruttando le luci delle telecamere per le interviste Tv, ho spento il flash e portato gli iso a 500
tempo di scatto 1/125 a f2,8 in esposizione manuale bilanciamento luci in automatico, ottica 80/200 usata a 200mm.
Nikon D100 ottica Nikon 80/200 f2,8 af-d
Luca Cavallari www.skanpress.biz
Sunday, October 22, 2006
Reportage - Amphi Bios
Dalla tundra ai tropici, da quasi 200 milioni di anni, gli anfibi popolano la terra.
La loro evoluzione s’ipotizza abbia avuto origine dai Crossopterigi, pesci adattati a vivere in acque poco profonde e considerati una forma di transizione verso il primo vertebrato terrestre, circa 370 milioni di anni fa, ovvero nel corso del periodo Devoniano.
Infatti, tra i 408 e i 360 milioni d’anni fa, degli ecosistemi pionieri si sono differenziati e sviluppati creando le condizioni favorevoli alla proliferazione di piante terrestri e di conseguenza offrendo delle nuove possibilità di vita lontane dall’acqua per gli animali dotati di opportuni caratteri predativi.
La forma di transizione tra i Crossopterigi e gli anfibi dei giorni nostri è sicuramente l’Ichthyostega, uno dei più antichi anfibi fossili conosciuti, descritto nel 1937 nelle arenarie del Devoniano superiore della Groenlandia.
La conquista della terraferma, in ogni modo, è stata stimolata, come per qualsiasi processo evolutivo, dalla competizione per il cibo, oramai abbondante in ambiente terrestre.
Gli anfibi, tuttavia, non sono mai riusciti a risolvere i problemi relativi alla vita in ambiente subaereo: la loro copertura poco sclerificata non permette un ciclo vitale completamente distaccato dagli ambienti acquatici e umidi e, soprattutto, hanno l’assoluta necessità di compiere i primi stadi del loro sviluppo larvale completamente immersi in acqua.
Proprio questa stravaganza, la doppia vita, dove del resto prende origine la parola anfibio (amphi = doppio bios = vita), è stato un primo passo evolutivo verso i rettili, gli uccelli ed infine i mammiferi.
Ad oggi siamo a conoscenza di circa 3500 specie di anuri (rospi e rane) e 350 specie di urodeli (salamandre, tritoni, geotritoni, protei e sirene), sicuramente una minima parte di un passato quanto mai ricco di forme e varietà.
L’intera classe degli anfibi, comunque, è presente in tutti i continenti tranne che in Antartide, con medie e grosse dimensioni come per il genere Bufo, i rospi, fino a raggiungere piccolissime dimensioni come per il genere Dendrobates, minuscole rane dalla livrea con colorazione molto vistosa associata a secrezione di sostanze tossiche. 
L’epidermide di questi animali è costruita da diversi strati di cellule: la parte più esterna costituita da cellule morte, che impediscono l’essiccazione e che regolarmente sono eliminate e sostituite. Il pigmento viene, invece, dallo strato sotto l’epidermide, detto derma ed è costituito da due parti: uno strato interno compatto ed uno esterno ricco di ghiandole e cellule della pigmentazione o cromatofori, i quali assicurano la colorazione dell’animale e i relativi cambiamenti di colore per adattarsi all’ambiente.
Una colorazione assai vistosa il più delle volte denota una tossicità della pelle dell’animale stesso, una specie di messaggio di allerta per i probabili predatori, come nel caso della Salamandra Salamandra Salamandra o ancora più evidente come nel caso delle rane del genere Dendrobates, le quali secernono tossine attraverso la loro pelle che le rende quanto meno non commestibili se non palesemente tossiche o velenose per qualsiasi predatore.
Questa caratteristica della pelle degli anfibi ha regalato, già dai tempi di Plinio il Vecchio, a questi animali una cattiva reputazione, soprattutto per la Salamandra Salamandra Salamandra, considerata una creatura demoniaca di natura ignea in grado di contrastare il fuoco.
Dal medioevo ad oggi, comunque sono stati fatti molti passi in avanti nei confronti di questi particolari abitanti del pianeta: la ricerca scientifica negli ultimi anni ha prodotto delle interessanti scoperte sul trattamento di tenaci disturbi intestinali, usando come guida alcune proteine estratte dal veleno di un serpente e dalle secrezioni della pelle delle rane, identificando proteine umane, fino ad ora sconosciute, chiamate prochineticine, le quali sembrano controllare i muscoli.
Un futuro ed eventuale sviluppo di medicinali in grado di controllare l'azione e l'espressione di tali spasmi muscolari, potrebbe portare ad un trattamento per tutte le malattie causate da queste contrazioni anomale, come per esempio gli effetti secondari della chemioterapia contro il cancro.
In ogni caso le variopinte livree degli anfibi, oltre ad essere efficienti strumenti intimidatori contro i predatori, sono anche utilizzate per altri scopi quali il mimetismo ed il corteggiamento. Quest’ultimo, grazie agli studi del Dipartimento di Biologia Molecolare ed Animale dell’Università di Camerino, si è notato essere un essenziale ed importante passaggio del comportamento sessuale.
Nel laboratorio si sta osservando una popolazione di tritoni crestati (Triturus Carnifex) proveniente dall’Umbria. Il comportamento riproduttivo del tritone non presenta un amplesso vero e proprio, bensì un’elaborata esibizione del maschio durante la quale il contatto fisico fra i due partner è minimo. Le fasi del corteggiamento sono basate essenzialmente nel passaggio di stimoli dapprima solo visivi, ovvero l’esibizione della livrea nuziale, successivamente si aggiungono stimoli chimico - olfattivi, una corrente di feromoni dal maschio verso la femmina, ed infine la fase degli stimoli tattili, piccoli colpi con la coda sul capo della femmina. A questo punto se la femmina è ricettiva, tocca con il muso la punta della coda del maschio, che depone la spermatofora e si allontana, per permettere alla femmina di raccoglierla con le labbra cloacali. Di fatto, non è presente nessun amplesso, ma l’intero comportamento riproduttivo è concentrato sul corteggiamento.
Un’altra prerogativa molto importante nel corteggiamento fra anfibi, soprattutto tra anuri (rane e rospi), sono gli ormai noti vocalizzi di questi animali. Anche se i cori estivi delle rane possono sembrare una cacofonia ritmica priva di senso, le cellule nervose di ciascun anfibio decodificano in realtà importanti messaggi. Le rane sarebbero in grado di contare il numero di volte che un determinato suono è ripetuto in un richiamo, abilità utile per riconoscere amici e nemici. In molte specie di rane, i maschi comunicano usando impulsi sonori intervallati da pause regolari. La lunghezza delle pause è piena di significato: per esempio, una rana arboricola del Pacifico usa un richiamo lento per intimidire gli altri maschi e uno veloce per attrarre le femmine. Inoltre, sottoponendo ad un esperimento una rana del Borneo, la Metaphrynella Sundana, lunga due centimetri, si è potuto appurare che l’animale emette richiami che possono essere uditi anche a 50 metri di distanza nella foresta. I suoni sono modulati in modo da adattarsi all’acustica della propria tana, un buco negli alberi, per aumentare la possibilità di attirare le femmine.
Siamo soliti ad associare l’immagine di un’allegra rana saltellante al concetto di biodiversità. In effetti, questa particolare associazione pone le sue basi su una fondamentale verità: alcune caratteristiche biologiche, come l'elevata permeabilità cutanea, lo sviluppo bifasico, l'adattamento sia all'ambiente acquatico che a quello terrestre, conferiscono agli anfibi particolare vulnerabilità di fronte alle modificazioni dell'ambiente e ne fanno quindi dei sensibilissimi bioindicatori.
I dati raccolti da uno studioso di ecologia dell’Università di Ottawa dal 1997 e pubblicati sulla rivista “Nature”, confermano un declino delle popolazioni di anfibi su tutto il pianeta pari al 4,5 per cento all’anno a partire dagli anni sessanta. Tale riduzione non è da imputarsi ad una normale fluttuazione demografica ma piuttosto ad un generale e grave deterioramento degli ecosistemi. Una nuova ipotesi, provata solo da esperimenti in laboratorio dell’Università della California a Berkley, pone l’attenzione su un comune diserbante usato in agricoltura: l’atrazina. Questa sostanza trasformerebbe le rane maschio in ermafroditi, dotati di organi sessuali sia maschili che femminili e con un livello di testosterone inferiore a quello che si misura nelle femmine. Comunque solo un vasto studio sul campo potrebbe dare la certezza di questa teoria, considerando il fatto che in molti paesi, tra cui l’Italia, l’uso dell’atrazina è proibito da tempo.
Oltre l’insolita perdita numerica è da aggiungere anche la crescente incidenza di malformazioni a carico soprattutto degli arti di questi animali. Il mistero biologico, in ogni caso, sembra essere risolto dopo un decennio di ricerche. Dopo l’esclusione sistematica dei raggi ultravioletti e di inquinanti chimici, come possibili cause della proliferazione di rane deformi in molte zone umide del mondo, gli esperti di conservazione naturalistica hanno spostato l’attenzione su un parassita la Riberoia Ondatrae, che s'incista nel corpo dei girini impedendo il normale sviluppo degli arti. In molti casi sono state documentate vere e proprie epidemie di Riberoia, soprattutto in zone umide vicino alle aree coltivate.
Sicuramente dagli studi effettuati sulle popolazioni di anfibi si evince che tali animali sono molto sensibili ad una vasta gamma di fattori ambientali. La sfida per gli scienziati è di riuscire a circoscrivere questi fattori e le loro eventuali interazioni, visto che la compromissione così generalizzata di questo gruppo di animali è certamente da considerare un segnale di allarme anche per la salute dell’uomo, oltre a rappresentare, di per sé, un’incommensurabile perdita di biodiversità.
(Luca Cavallari)
Note tecniche:
Foto di copertina - prima e seconda foto:
Sia le salamandre che il Dendrobates Auratus sono state fotografate con un solo flash, montato sul contatto caldo della fotocamera, questa è una delle soluzioni che preferisco se non ho la possibilità di posizionare il cavalletto per avere una prospettiva"accattivante"del soggetto. Nikon d100, t1/60 a f-11 iso 200 e un flash ttl
Terza foto:
Dato che questo tritone (triturus carnifex femmina) vive in acqua, ho posizionato un solo flash sopra il soggetto illuminandolo cosi dall’alto verso il basso Nikon F5, t 1/60 a f 11, iso 100 e flash in TTL con misurazione media ponderata.
Quarta foto:
Per questa raganella (Hyla Arborea) ho utilizzato il flash in ttl tenuto a mano e posizionato sul lato sinistro con il cavo sc-17, il tempo di scatto molto breve (x t 1/250 e il diaframma a f-8) ha scurito lo sfondo.
Nikon F5, flash in ttl su cavo sc-17, pellicola Fuji sensia 100 iso
Tutte le foto sono state eseguite con ottica micro 105mm f2,8
Legenda:
t= tempo
f= diaframma usato
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